Istituto Comprensivo "Monsignor Saba" Elmas

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Sardegna: Terra di migranti - Il commento del Prof. Tramma

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Oggi, 30 maggio 2017, nella sala del Teatro Comunale di Elmas, si è tenuta la manifestazione conclusiva del progetto “ARREGORDENDI SU 28 DE APRILI 1794 CUN CONTUS E CANTUS”, in un teatro gremito di giovani allievi delle scuole medie del nostro Istituto. Lo spettacolo si è svolto in maniera alquanto articolata, alternando musica, canti, parti narrate, parti parlate, il tutto accompagnato dal fantastico gruppo vocale–strumentale composto da Alice Madeddu, Eva Pagella, Manuel Cossu, Sergio Calafiura, Giorgio del Rio, Fabio Useli, Michele Brandinu, Maurizio Marzo con la regia audiotecnica di Corrado Tolu.
La parte narrata è spettata al regista dello spettacolo, Fabio Pisu, che da anni immemori, oramai, collabora col nostro Istituto aiutando i nostri ragazzi ad avvicinarsi al teatro; la 'voce sarda', melodiosa e seducente, pur nella ruvidezza del dialetto isolano, l'ha prestata Giuseppina Fanti, anche lei per varie stagioni, 'frequentatrice', in qualità di docente, delle scuole medie; e poi 'i musici e i cantori', che hanno interpretato, in modo toccante ed appassionato, alcune melodie della tradizione sarda, attingendo a varie epoche storiche.
Se mi permettete, non mi preme entrare nel concreto dell'argomento dello spettacolo, seppure di altissimo interresse (Sardegna, anche come terra di migranti); ciò che vorrei descrivere in questo breve resoconto sono le emozioni suscitatemi dalla musica, dai racconti, dalle narrazioni che si sono susseguite sul palco, ad esclusivo beneficio di noi spettatori.
Le emozioni: sì, le emozioni, quando Fabio Pisu ha narrato le eroiche gesta dei patrioti sardi al cospetto dell'invasore piemontese, e del loro caparbio desiderio di libertà; quando Giusi Fanti ha raccontato in dialetto sardo la storia di quel tempo, e del perché era necessario ribellarsi ad insensibili dominatori; e poi il canto corale delle luminose interpreti e dei brillantissimi cantanti, un canto concorde che ha maggiormente avuto il pregio di sottolineare l'argomento del convegno, la migrazione, appunto, fonte di indicibili sofferenze in nazioni vicinissime alla nostra. L'emozione: quella che ho avvertito vibrare nell'aria dell'auditorium, quasi un drappo  di seta rapito dal vento, mentre l'incantevole accento di Giusi Fanti, o le commoventi voci di Alice Madeddu, Eva Pagella, Manuel Cossu, Sergio Calafiura, sono arrivate ai meandri più reconditi e nascosti del nostro essere per ricordare chi siamo e da dove veniamo.
L'emozione: io non sono sardo, ma la terra dalla quale vengo è stata da tempi antichissimi terra di migranti; e la musica dei miei conterranei è pregna di struggenti melodie che esprimono pena per il distacco, per l'allontanamento, per la solitudine; lo strazio infinito della gente che, in terra straniera, deve subire e mai ribellarsi, di quella gente che molto spesso viene sfruttata, angariata, sottoposta a soprusi, maltrattamenti, arbitrio, prevaricazione.
E come non ricordare le immagini dei nostri migranti che, all'inizio di un secolo non lontano, lasciavano le famiglie per cercare fortuna altrove, in Europa o nel mondo?
Oggi, i migranti moderni li abbiamo qui, di presso a noi, prove tangibili e scoraggiate che il mondo, nonostante le lezioni quotidiane e antichissime, non riesce a cambiare, riproponendo, come un disco rotto, sempre lo stesso motivo.

Prof. Stefano Maria Tramma

 

 

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