Istituto Comprensivo "Monsignor Saba" Elmas

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Gente della terra Santa

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Gente della terra Santa

Ciò che mi ha spinto a pubblicare questo libro è la necessità, il bisogno di fare un po' di informazione sulla tragedia che vive il mio popolo, il desiderio di esserne un portavoce quanto più possibile fedele alle sue aspirazioni, al suo dolore ed alla sua gioia; ma soprattutto alla sua-nostra speranza di un futuro di pace e di libertà per tutti. E anche perché la Palestina, la terra Santa, ritorni alla sua originale bellezza e santità, terra di felice convivenza fra le varie comunità che la vivono, e perché cristiani, ebrei e musulmani, fratelli e amici, ritornino ad essere gente della terra santa, legati da un'umanità che solo gli abitanti di quella terra sanno esprimere e regalare al mondo.
Questo libro era nato anche come lettere da un padre ai propri figli, nelle quali cerca di raccontarsi, di raccontare la sua origine diversa ma che abbraccia le radici oramai affondate nel Paese ospitante, quello che oggi è il mio Paese, l'Italia. Dietro la spinta dei miei figli, di pubblicare questi scritti e soprattutto dopo che abbiamo trasformato un mio racconto in uno spettacolo teatrale, proprio qui a Elmas,  ho potuto rendermi conto di quanto sia importante per ciascuno di noi narrare la propria terra. I ragazzi interpreti dello spettacolo teatrale erano splendenti come tutti i ragazzi del mondo.
Così ho cominciato a crederci e a cercare il parere di amici e conoscenti finché ho avuto la convinzione di dovermi impegnare in questo raccontare e narrare come modo di conoscenza per costruire, assieme, un futuro di pace e fratellanza.
Grazie di cuore a tutte quelle persone che hanno reso possibile la realizzazione di questo sogno.

Mahmoud Suboh

E’ la seconda volta che  collaboriamo con il dottor Suboh,  ci accomuna un desiderio di valori universali: pace, amicizia, solidarietà, rispetto e cultura. La crisi del nostro tempo ha risvegliato gli egoismi che cancellano ogni valore, la scuola ha un ruolo fondamentale per contrastare questo fenomeno, per  alimentare e diffondere la cultura e sviluppare il senso critico dei nuovi cittadini.
Siamo consapevoli che la formazione dei nostri allievi non è più contenibile soltanto nella rigida struttura dei programmi scolastici, pertanto le finalità della scuola devono affrontare nuove emergenze. Due anni fa abbiamo messo in scena un Laboratorio teatrale: Laila - Una storia di violenza. Il testo originale è del Dott. Suboh - La trascrizione teatrale del Dott. Fabio Pisu.
E’ stata un’esperienza molto ricca, un progetto teatrale che ha affrontato un tema sulla condizione femminile in Medio Oriente, in particolare una storia di violenza.
Auspico che questa collaborazione possa continuare, il racconto Gente della terra Santa, sicuramente, potrebbe essere trascritto per una futura rappresentazione teatrale attraverso la quale i nostri alunni potranno conoscere la sofferenza dei fratelli palestinesi.

Annalisa Flaviani

UN LIBRO PER CONOSCERE LA “GENTE DELLA TERRA SANTA”

-         Presentazione a Elmas del primo libro di Mahmoud Suboh –

 Dai mezzi di informazione sappiamo che in Italia si legge sempre meno, sia giornali che libri, e i numeri riportati a sostegno di questa tesi sono impietosi e poco confortanti. C’è da stupirsi, dunque, dell’interesse raccolto da un evento  legato alla lettura. Sabato scorso, 10 giugno, a Elmas, al Teatro in Via Goldoni è stato presentato, infatti, un libro intitolato “Gente della Terra Santa” alla presenza dell’autore Mahmoud Suboh e di  un pubblico attento e interessato di persone che hanno partecipato all’iniziativa. All’Istituto Comprensivo di Elmas,nella persona della Dirigente Scolastica, Annalisa Flaviani,  va il merito di aver organizzato la serata, raccogliendo la proposta dell’autore con cui prosegue una collaborazione cominciata due anni fa, in occasione di un laboratorio teatrale finalizzato alla rappresentazione di “Laila”, un altro racconto di Mahmoud Suboh sul tragico tema della violenza contro  le donne. Erano presenti all’evento, il responsabile editoriale della pubblicazion  Vincenzo D’Ascanio, dell’Associazione “Sa Babbaiola”,  e il sottoscritto che, con grande piacere, ha accettato l’invito dell’amico Mahmoud di leggere alcuni passi del libro. Si tratta del debutto letterario del medico palestinese Mahmoud Suboh, nato a Betlemme il 26 marzo del 1959,  che risiede ad Elmas da diversi anni e in questa raccolta di racconti descrive la realtà della sua terra e riesce ad informare e, insieme, catturare l’attenzione del lettore. Le storie si dipanano  una dentro l’altra, con una narrazione “a scatole cinesi”. Non  sono le  fiabe de “Le Mille e una notte”che vengono raccontate bensì la vita nei campi profughi, le uccisioni di bambini e ragazzi, quel monumento alla segregazione rappresentato dal   muro che separa gli israeliani dai palestinesi e la lucida rievocazione storica dei fatti che ha portato il popolo palestinese ad essere privati della propria terra. E’ una terra speciale questa: è la Terra Santa. Un luogo in cui, riporto le parole del libro: “Si viveva in armonia, in simbiosi e fratellanza perché ci consideravamo proprietari dei luoghi sacri, i guardiani di questa terra, avevamo il privilegio di viverci e di proteggere questo luogo santo, come una vera famiglia ”. L’autore non si riferisce solo agli abitanti di fede musulmana ma anche ai cristiani e agli ebrei che considera quindi come fratelli e ci consegna  la forma meravigliosa di un territorio diventato nei secoli la culla di un sincretismo perfetto:  l’immagine di una Patria. Il termine arabo per indicare gli abitanti della Palestina è Ahl Al-Ard Al- Moqaddassah    e lo possiamo tradurre come “Gente della Terra Santa”. Da qui il titolo dell’opera prima di Mahmoud Suboh e del suo racconto più lungo che parte dall’incontro fra una guardia medica e un anziano minatore tormentato dal rimorso per non aver salvato il suo migliore amico, rimasto sepolto nella miniera di Serbariu. Grazie al confronto fra il vecchio e il giovane si realizza un piccolo grande miracolo della memoria : l’uomo supera la difficoltà di ricordare la tragedia che ha segnato la sua vita. Dal tratto autobiografico della prima parte del racconto scaturiscono la rievocazione della Palestina con un personaggio forte come la Nonna che rappresenta davvero “La famiglia della Terra Santa”. Le sue narrazioni ri-generano un tempo e un luogo in cui “i musulmani facevano  battezzare i propri figli nelle chiese greco-ortodosse per avere la benedizione del Dio dei cristiani, ed i cristiani, in campagna, frequentavano le moschee dei musulmani”. Nessuna nostalgia per l’autore che mette in bocca ai suoi personaggi parole piene di speranza come nel racconto “All’ombra del muro”, dove i protagonisti sono i bambini  capaci, con la loro creatività ed entusiasmo, di ribellarsi alla visione del muro divisorio  come un mostro che gli impedisce di vivere. Dice Miriam Marino, nella prefazione, “la vita non si può impedire, e   il gesto dei bambini appare come un’azione di resistenza a chi vuole cancellare tutto ciò che c’è di bello, di giocoso e di felice nella loro infanzia”. Quale sia il gesto di questi bambini lo affido alle parole dello scrittore Mahmoud Suboh: I bambini  giocavano a pallone, la porta era proprio il muro, tiravano forte e gli adulti facevano il tifo, addirittura i soldati dalla torretta tifavano e facevano i loro commenti. […] Li stavo salutando, avviandomi verso la macchina, quando si avvicinò  un bambino.
“Vieni a vedere dottore, ti vorrei far vedere una cosa”.
Mi portò, trascinandomi quasi per mano….
“Guarda qui, vedi questa breccia nel muro?
“Si, l’avete fatta voi?
“Si, con i nostri tiri… e domani sarà un buco.”
“Siete forti, ma perché  volete fare un buco? Pensate di scappare? Ci sono gli israeliani dall’altra parte…”
Si mise a ridere, e ricominciò a parlare. “No dottore, vogliamo fare un buco perché così i bambini, che si trovano dall’altra parte possano vederci, e venire a giocare con noi… Sai, il calcio piace a tutti.”

 Fabio Pisu



Ultimo aggiornamento Martedì 13 Giugno 2017 12:22  

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