Istituto Comprensivo "Monsignor Saba" Elmas

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Riceviamo e pubblichiamo

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Riceviamo e pubblichiamo

Separatore

Ero seduto solo nella mia stanza,
davanti a me c’era un foglio bianco e una matita
I miei pensieri girovagavano nella stanza
cercavano una via di uscita!
Quando li vidi sul foglio di carta litigare!
Cominciai ad osservarli senza fiatare,
volevo capire il motivo di quel tanto litigare?
C’era il pensiero dell’amore;
al primo posto voleva stare,
e c’era quello del lavoro, d
iceva che senza di lui non si poteva mangiare;
e che senza la pagnotta non si poteva stare.
Ma c’era anche uno birichino,
faceva un chiasso che disturbava i suoi vicini...
diceva;
andiamo fuori a prendere il sole,
a berci un bicchiere,
a fare baldoria che la vita è breve!
E c’era anche il pensiero intellettuale!
povero si era accontentato dell’ultima riga,
era accovacciato tutto timido ed un po’ impaurito di tutto quel bacano
Cercava di farsi sentire
ma veniva azzittito da un’altro pensiero tutto prepotente;
la ribellione in persona con un bastone in mano;
guai a chi non si sposta!
Cercava di salire in cima al foglio.
C’era il pensiero dei ricordi e degli affetti,
anche lui voleva il primo posto fra i presenti!
Li vedevo, stavano per azzuffarsi e
non potendo conoscere l’esito della battaglia in corso
e mettere un po’ di ordine in quel tanto disordine,
e quel tanto litigare
per il primo posto su un pezzo di carta..
accartocciai il foglio senza pensar...

Mahmoud Suboh

Sono pensieroso!

Sono pensieroso! Mancano poche ore alla fine di questo 2017... forse sentire le preparative della festa o forse nel sentire il dolore di chi sta solo, o forse per la tristezza che queste feste portano? Le chiamiamo feste! ma spesso ci trascinano lontano; i ricordi di cari che non abbiamo più visto, terra proibita come i sogni, amori persi... eppure tutti ma tutti siamo presi dalla corsa: acquisti, luci colorate, cene con tanto di cappello nonostante il lavoro e la fatica... vale  la pena essere trascinati in questa folle corsa senza dimenticare l’intimo! Color rosso che porta fortuna! Pure le lenticchie portano fortuna nonostante il loro colore che non ha che vedere con il rosso e gonfiano pure.
Mi sento avvolto dal calore dei pazienti e del personale sanitario, ma anche ballottato in una tempesta di freddo pungente.
Si aspettava la festa per avere un paio di pantaloni nuovi o un paio di scarpe. Le feste anzi la festa dopo il mese di Ramadan, era l’unica occasione all’anno dove si poteva avere qualche indumento nuovo, e spesso dovevamo strillare e piangere qualche giorno prima per commuovere i nostri genitori, non c’erano soldi, loro volevano accontentarci ma non era facile, spesso se non sempre, dovettero indebitarsi per farvi festeggiare. La notte mettevamo i vesti di nuovo su una sedia pronti per la festa, dormivamo ammirando quei vestiti e quanto saremmo belli vestiti da festa!
Sono andato a comprare i regali di Natale, quanto mal di testa, si comprano regali ultima tecnologia, guai comprare dei vestiti soprattutto per i piccoli, te li lanciano in testa, ma cellulari tablet... e tante altre fesserie, regali spesso accettati con poca convinzione solo per lo spirito della convivenza, spirito natalizio insomma.
Sentivo la gente salutare il 2017 come fosse un’anno da buttare via e non facesse più parte dei nostri anni vissuti! tutti in allegria aspettando il 2018, più matti siamo e più l’anno prossimo sarà gioioso e ci porterà pace e allegria?!
Non nascondo la mia confusione e il trovare una ragione? Perché devo condannare un anno passato anche se ancora presente? E se solo voglia di svagare perché cercare scusanti?
Mi sedetti con il mio pensiero, ascoltavo un po’ i pazienti ed un po’ gli infermieri ed i loro progetti di capodanno, non si vedeva l’ora di scappare via... tutti stanno bene, e guai ai pazienti se dovessero lamentarsi, devono stare bene e faremo di tutto perché la serata passasse bene, per forza è un giorno di festa!
Allora cercai, come fanno alla TV di rivedere l’anno che sta per salutarci, un anno che verrà cancellato dal calendario per lasciare il posto a un anno nuovo di zecca che per la verità non promette tanto di buono, ma questo forse è solamente una mia impressione.
Quando mi sono accorto che sulla sedia accanto a me, si era già accomodato il 2017, mi guardava con occhi lessi, innamorato per niente triste. Lo guardavo mentre mi osservava, attendeva forse una domanda o qualche chiarimento? Era seduto osservava paziente le mie domande, forse aveva solo bisogno di sentirsi importante? O forse non aveva molta fretta?
«ben arrivato o forse buon viaggio?» iniziai.
«non saprei, io sono un anno nella tua vita che sta per lasciare il posto ad uno nuovo, continuare il cammino questo è il tempo; ore e giorni che si susseguono e così fanno anche gli anni...»
«è la vita che passa, la vita che vola...»
«non è una questione di volare, è solamente il crescere, l’andare avanti più ricchi o forse più poveri... di umanità, cultura, speranza di vivere tempi migliori»
«tempi migliori! Il motivo per il quale buttiamo il vecchio e festeggiamo l’arrivo del nuovo, la speranza in tempi migliori!»
«già, si festeggia per cacciare il negativo, e si festeggia con la speranza di costruire il futuro»
Stavo riflettendo a quello che mi stava dicendo quel signore 2017, che a me è risultato sempre simpatico; i numeri 2 e 1 sono i miei numeri preferiti, a scuola, volevo sempre essere il primo della classe ma anche il secondo andava bene, e il 7 mi faceva pensare alla vela, ad una barca che viaggia e va lontano, mari, oceani senza paura guidata dalle stelle e dalla luna, non teme il buio o le tempeste, una barca che narra fiabe da mille terre, colorate e non conoscano colore di pelle... su quella barca ero salito, avevo scritto un libro par combattere un nemico, un volgare razzista che ha rubato la mia terra ed oppresso la mia gente, avevo un sogno, “abbatterlo con la penna” e perciò ho scritto tanti racconti e poesie trasportato da una barca a vivere mille avvenimenti, lacrime e gioia, dolore e allegria, morte e vita, notti buie e albe splendenti... è passato un anno di lotta, niente nei confronti di chi vive in guerra, a chi si chiede «quale è stata la sua colpa?».
Il Mondo progressista vede solo la sua avanzata, il suo dominio sul resto della terra, valori morali persi nei barili del petrolio, ammazzare per mantenere in tasca un cellulare, mangiare una bistecca biologica, togliendo la vita a migliaia di innocenti? Ma ne vale la pena; la bistecca di cavallo e tante patatine fritte, accompagnate da una birra o meglio una bottiglia di vino rosso come il sangue versato lontano da casa mia...
Sta per arrivare il 2018, e non ho perso ancora il lavoro! Che fortuna, in questo paese progressista ed iperindustrializzato in cui si muore ancora di freddo e di fame! certamente non è la sorte della casta, loro rubano e fanno la guerra, hanno venduto l’anima al miglior offerente, corruzione? Stanno per cambiare il dizionario, corruzione sarà definita nel giusto verso corretto e corrente: premio per sua eccellenza, premio alla fedeltà e amore per questo paese, Italia dalle radici cristiane!
Questi ragazzi che stanno perdendo la fiducia nel futuro... un posto di lavoro è garantito dalla costituzione!
Una volta in questo paese si faceva politica, si scendeva in piazza e nelle strade a manifestare il proprio dissenso, a dire basta all’ingiustizia, basta alla guerra... oggi si guarda l’isola dei famosi! Uomini e donne nei salotti!
Mi ricordo quando ero ragazzino e si divertiva con un pallone di plastica rosso, o con palla di stoffa, o a fare una passeggiata con gli amici... si cantava sempre anche nel lutto, quando gli israeliani ammazzavano qualche innocente bastava che fosse un palestinese, loro festeggiavano la nostra morte, uno di noi di meno! E noi cantavano il futuro che sarà nostro e vinceremo la morte, cantavamo per rabbia, ma anche per speranza e per abbattere un nemico, un orco senza pietà e senza fede.
Gli anni passavano e noi crescevamo troppo in fretta, ci insegnavano a essere uomini da piccoli, il nemico non perdona e non ha pietà, bisogna sapere e imparare a resistere anche cantando e ballando! Um khulthum, Abed all’alim hafeth e molti altri, musica di amore in paese sempre in guerra, musica che usciva dalle case, dai locali, gente al lavorò che canticchiava amore e monologhi sulla terra e sulla nostalgia, e di nascosto o nelle manifestazioni contro l’occupazione israeliana, si cantava resistenza e rivoluzione fino alla vittoria, e così pure quando cadeva un martire, si cantava...
Gli infermieri con i pazienti si scambiavano ricette persino sull’intimo da indossare, notte fallica porta fortuna! Io volevo solo un po’ di silenzio, volevo guardare fuori dalla finestra e vedere la mia gente che combatte perché Gerusalemme rimanga Santa come se fosse solo nostra? Questo paese non sa neppure che Gesù sia un arabo, un palestinese? Nella sua terra si è insediato un nemico che capisce solo la lingua della violenza e dell’annientamento, fuori dalla finestra ci sono uomini che stanno subendo un massacro, gente semplice che cantava per le strade, gente che non sa perché debba morire in questo modo, e se la bellezza di quella regione sia causa sufficiente per farla fuori?
Qui si parla di intimo rosso portafortuna, di lenticchie pure esse portafortuna, di gamberi e maiale arrosto, di fuochi di artificio per festeggiare in allegria, altrove cade il fuoco; di missili e bombe prodotti in questo paese.
Volevo un po’ di silenzio, accanto a me, un ospite che mi guardava tutto perplesso con la faccia da pesce lesso...
«perché mi guardi così, te ne stai andando portandoti dietro solo morti e miseria, l’umanità morta, e magari anche tu vorresti festeggiare il tuo viaggio con un mutande rosso ed un po’ di lenticchie?!»
«io sono solo un numero, si aggiunge e si può sottrarre ad altri numeri, non è colpa mia o dei miei fratelli numeri, gli errori e gli orrori li create voi uomini, noi facilitiamo le vostre operazioni di calcoli ma voi sbagliate operazioni e l’unica cosa che sappiate fare è calcolare il numero dei morti,  anche se per la verità spesso sono numeri sparati in difetto, solo in questi paesi occidentali si contano bene, incidenti stradali, morti per overdose... i vostri morti in guerra non contano niente, sono esseri diversi di paesi inesistenti...»
«ma questo paese era differente, era solidale, parlava di valori morali, di cultura... non dirmi che di nascosto istigava alla guerra? O è stato solo travolto da una ondata di interesse, dominio di gente ingenua? Io vorrei guardare fuori e sentire il profumo della terra, grembo caldo che coccoli i suoi figli, non voglio vedere morti e non voglio sentire odore di polvere da sparo...»
Stavamo chiacchierando nel chiasso della festa, quando si era presentato in anticipo e di nascosto agli occhi di infermieri e pazienti, il 2018 e vicino al suo amico 17 si era accomodato dopo tanto di stretta di mano e tanti abbracci, fratelli e compagni di avventura, numeri che si susseguono!
Erano accanto a me che si tenevano stretti e parlavo con gli occhi, il chiasso in sala dialisi era di festa, e qui c’è un tormento; cosa vorrebbero da me questi due anni? Perché è passato a trovarmi prima del tempo? Cosa mi nasconde? Voleva annunciarmi qualcosa di grave e non vedeva l’ora di farlo?
Sembrava leggermi nel pensiero, questo anno 2018 mi fissava...
«io non so leggere il futuro, sono solo un numero, forse sarò ricordato come l’anno della pace o forse della guerra e della devastazione? non so se il tuo destino sarà gioioso e sereno, magari scriverai una nuova versione o forse morirai come un cane, pardon i cani contano di più di voi umani...»
Lo guardavo e pensavo” sono fortunato allora, sono qui con i miei pazienti a vivere una festa, a regalare un sorriso, io non voglio sapere il mio destino, non voglio sapere cosa mi porterà l’anno futuro, voglio solo un po’ di serenità, sono stanco di vedere morti e falsità, voglio solo un po’ di umanità, vorrei la mia fiaba; sentire la mia gente cantare solo nelle festività.
Il turno di lavoro era finito, ci siamo salutati pazienti e infermieri, tutti avevano fretta... inizia la festa! Anche io dovevo correre a casa, ci sono ospiti, mi tocca preparare maklubah e friggere falafel...
Le strade erano vuote ed i negozi erano chiusi, qui le feste si passano sui tavoli del cibo...
Si usciva a mangiare, a vedere gli amici, i negozi erano aperti, la gente passeggiava mangiava dolce e andava al cinema, si respirava aria  di festa.
Abbiamo mangiato e bevuto, abbiamo strappato lo spumante e siamo usciti nel cortile a vedere la gente nella strada a far scoppiare petardi e bombette, fuochi d’artificio, grida di gioia e spumante... attenti a non dare danni alle macchine.
Gli ospiti sono andati via come l’anno appena passato, un po’ di ordine e sono fuggito fuori nel mio cortile a sentire il silenzio della notte.
Il cielo era grigio e non c’erano più i amici, si sono salutati a mezzanotte, e adesso sono solo in questo cortile a finire il mio mal di testa, un’altro bicchiere e una sigaretta...
Questo silenzio mi spaventa...
Quando ero piccolo dormivamo tutti nella unica stanza, e quando abbiamo avuto una casa grande,  dormivamo lo stesso nella stessa stanza.
Quando c’era molto silenzio avevamo paura, voleva dire; o qualcuno era malato o c’erano i soldati vicino, pronti ad arrestare o ad ammazzare qualcuno, si stava in allerta, con il fiato corto, tremavamo sotto le coperte, fuori c’erano i soldati e loro portavano solo paura e morte.
Ma quando si rideva, quando si narrava, quando c’era rumore voleva dire; tutto andava bene, non c’erano soldati in giro. Ci davamo spinte e spintoni sotto le coperte, ridevamo dei rumori che scappavano a qualcuno, il russare di qualcuno altro ci accompagnava a dormire, la sinfonia della buona notte, si dormiva fra musica e profumi serenamente ad accogliere il sole del mattino.
Mi spaventa questo silenzio, vorrei dormire sereno almeno questa notte, vorrei il rumore e il profumo della mia casa...

Mahmoud Suboh



Mi nascondo spesso dietro un sorriso

Mi nascondo spesso dietro un sorriso
Ma oggi mi sento stanco, non ho la forza di fare il buffone
Penso al mio destino!
Se avessi la chiave del paradiso?
Sarei a oziare ... mancano i clienti
Se avessi la chiave dell’inferno?
Sarei sudato, troppa gente da arrostire.
Rido al pensiero
Torno a indossare la maschera della vita,
Sorrido e sorrido alla faccia del destino...


Mahmoud Suboh

Io narro la tragedia della mia gente


Io narro la tragedia della mia gente
fra le righe, se leggi bene, troverai la storia scritta!
Un popolo viveva in gioia
non faceva differenza di credo.
Si narra ed io credo che sia vero;
che la chiesa battezzava anche dei musulmani, e
che la moschea era la casa dei cristiani, e che gli ebrei erano fratelli in quanto discendenti della stessa razza!
Vorrei raccontarti una bella fiaba,
fatti dormire con le fate...
Vorrei dirti; ti amo mille e una volta.
Ma nel mio paese stanno uccidendo la poesia
hanno vietato di sognare l’indomani... di rincorrere le stelle.
Si sedeva la sera a fantasticare,
anche la luna veniva a trovare la gente...
Condivideva il pane e l’olivo,
Diceva che l’olio era sacro, e
li che Gesù ha pregato la notte prima di essere spedito al suo creatore!
Vorrei raccontarti una fiaba;
quando la gente si sedeva sotto un pergolato,
volava fra gli astri e galoppava il vento
quando i mostri si svegliavano e quando i cavalieri li cacciavano...
quando l’alba viveva di notte e quando la notte era un sole fresco
Quando la gente dormiva con la finestra aperta, e la luna si intrufolava
quando le stelle erano di casa...
Sono arrivati a seminare morte
hanno abbattuto il pergolato
hanno chiuso le finestre delle case
hanno tolto il respiro alla gente
l’alba non si confonde più con la notte
I cavalieri sono finiti nella tempesta
Ti racconto una fiaba perché tu possa dormire con le fate...
Io narro la mia tragedia perché domani torni l’alba e il sole...
E perché la luna possa rientrare dalla finestra

Mahmoud Suboh

Il fanciullo!


Mi aveva detto: «Ma non sei ancora stanco della vita?!
Gli anni passano, e tu ti senti ancora un Re!»
Ho chiamato le mie rughe, mi ricordavo che erano solo tre!
All'appello si sono presentate in trentatré.
Nello specchio; faccia tatuata, solchi intrecciati,
vita passata, vita presente,
libro triste.
Stavo per buttarlo via,
vedendo tutto questo vissuto,
 alla luce del sole.
E dopo ci ho pensato...
Io non sono stato mai un Re, e
non ho mai cercato gloria né danaro.
Camminavo a piedi nudi per le strade,
mangiavo timo e olive, e
la notte: ero felice in un grembo,
ricamato di rughe.
Sono come un fanciullo:
Gioco con le stelle, accarezzo i fiori, e
non ho paura di guardami allo specchio.

Mahmoud Suboh

Penso a mio padre

 
Penso a mio padre
Quando dormiva con la leppa sotto il cuscino
Il nemico era nascosto nel buio con la mano sul fucile
Io dormivo sereno
Lui era agitato!
Mio padre aveva sotto il cuscino una leppa.
Di giorno giravano fra le case in mano un mitra
Di notte erano nascosti... topi di fogna.
mio padre aveva  sotto il cuscino
Una leppa
Non preoccuparti padre...
Io accanto a te mi sento un re, e
tu non mi puoi proteggere  dalle tenebre, con sotto il cuscino una leppa
Il tuo destino è anche il mio
i coloni  ammazzavano nell'oscurità
Strappavano alberi ed i sogni della gente.
Sono entrati di notte come la morte...
Ci hanno rubato la poesia
Mio padre ci guardava con tristezza
lo sguardo giù a cercare l'orgoglio perso
Si era adagiato sulla stuoia
Tremava come una foglia
Aveva la mano sotto il cuscino stringeva una leppa!
Io aspettavo il sole per giocare con un fiore
Lavare la paura della notte, e
dare al mio vecchio un po' di tregua
allora, siediti e beviamo un caffè
Insieme, io e te a riscrivere la poesia rubata.

 Mahmoud Suboh

 

Separatore

 

La poesia di un papà:

Mio figlio

Guardo i tuoi occhi puri e sereni,
guardo il tuo corpo che diverrà adulto,
guardo il tuo sorriso disponibile...
e vedo l'uomo che sarai,
vedo le prove che la vita ti proporrà,
le sfide che affronterai,
le vittorie e le sconfitte,
le lacrime e le esclamazioni di giubilo,
la rabbia e la frustrazione,
la paura e la solitudine,
la soddisfazione e la quiete.
Vedo una vita da uomo,
da essere consapevole delle proprie facoltà,
da vivere in un mondo
in eterno intrecciarsi con quello degli altri.

Io sono qui,
ti insegnerò quello
che mi ha insegnato mio padre, e mia madre,
ti insegnerò quello che io stesso ho imparato:
l'amore, quello fugace e quello duraturo,
quello flebile e quello miserabile;
la rabbia, quella profonda e quella sfuggente,
quella sorda e quella esplosiva;
la comprensione, quella conveniente e quella spontanea,
quella vera e quella mascherata;
la sincerità, quella necessaria e quella estorta,
quella istintiva e quella muta;
la disperazione, quella incommensurabile e quella rivitalizzante,
quella annichilente e quella essenziale.
E ti insegnerò ad accettare sempre la tua anima.

 

Prof. Stefano Tramma,
Ussana, 09/08/2013 ore 16.05

Separatore

Alla mia donna

E a tutti gli uomini che hanno attenzione e che amano 
Stefano M. Tramma

Festa della Donna 2015

Le nostre anime

Vorrei stendermi accanto a te,
ascoltare la tua voce pacata
raccontarmi di te,
di ciò che senti,
di ciò che patisci,
di ciò che ti appassiona,
e percepire ogni tua singola sensazione
attraverso lo sfavillio dei tuoi occhi,
il movimento elegante delle tue mani,
la posizione dei tuoi regali piedi,
l'espressione della tua ridente bocca.
E restare così, senza parlare,
senza interloquire, sorseggiando
stilla a stilla tutta la serenità
del tuo essere, tutta la fiducia
nella vita che faremo
e che non ci lascerà respiro.
Vorrei ancora una volta
che la tua vita percorresse la mia,
attraverso il solo contatto dei corpi,
senza passione, senza sensualità,
solo lasciando parlare le anime tra di loro.

Separatore

 

Riceviamo e pubblichiamo con piacere, gli auguri per il nuovo anno scolastico 2014-15, formulati dalla "storica" Prof.ssa Gabriella Seu di Olia Speciosa (Castiadas), docente di vasta cultura che, con grande professionalità, passione, entusiasmo ed umanità, ha formato tante generazioni di alunni della Scuola media.

 


“Quando la scuola assomiglia al territorio…”

 

“Abbandonando la provinciale che da San Priamo porta a Castiadas Centro e inoltrandosi, attraverso il vialone delineato dai pini che conduce al sagrato e nel cuore della borgata di Olia Speciosa, capita che ci si fermi davanti ad una grande casa, di chiaro dipinta, all’interno di un vasto giardino recintato, che non assomiglia ad una scuola... (Segue)

Quando la Scuola assomiglia al territorio - Prof.ssa Gabriella Seu

 


Ultimo aggiornamento Lunedì 15 Gennaio 2018 17:28  

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